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Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini"

Percorsi espositivi - Sezione di Preistoria

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Homo. La storia naturale

Quanti tra noi confondono preistoria e rettili del Mesozoico?
Quanti sanno che Homo è un Primate (e che cosa sia un Primate)?
Quanti non esiteranno a rispondere che il nostro più antico antenato è "… l'Uomo di Neandertal"?

 

Ominoidi, ominidi...: chi erano costoro?

 

Australopithecus afarensis
Dal 1859, anno di pubblicazione de L'Origine dell'Uomo, di Charles Robert Darwin, è sorprendente rilevare come le conoscenze sulla storia naturale del genere Homo – cioè la nostra storia biologica – non siano divenute affatto parte integrante del bagaglio comune del nostro sapere, non solo strettamente scientifico.

Eppure, dall'epoca vittoriana, la ricerca preistorica ha compiuto un percorso straordinario, restituendoci, talvolta quasi intatte, testimonianze un tempo inimmaginabili del nostro passato remoto (biologico e culturale) e tratteggiando uno scenario evolutivo che conferisce a noi esseri umani – individui e collettività – carattere insieme di irripetibile unicità e fragile casualità.

Raccogliendo un'eredità che ha radici lontane nel tempo, il nostro sistema museale scientifico, costituitosi il più delle volte attorno a raccolte e collezioni a carattere locale, custodisce e valorizza testimonianze di valore straordinario ma pertinenti di norma il limitato territorio di un comune, magari quello di una regione, raramente dell'intero Paese. In questi contesti, se presente, l'informazione paleoantropologica – comunque solo episodicamente aggiornata – viene confinata ad un pannello, un calco in gesso, qualche immagine fotografica.

 

Homo. La storia naturale, sezione didattico-espositiva permanente del Museo, racconta e documenta, al grande pubblico, lo straordinario percorso evolutivo della nostra specie in seno all'Ordine dei Primati: da ominoidi, a ominidi, a Homo.

 

Paranthropus boiseiHomo neandertalensis. Ricostruzione dell'uomo di Guattari

 

Immediatamente successivo a Quando, come, perché. I metodi per lo studio del passato – altro importante spazio di didattica scientifica del Museo e con il quale è in stretto rapporto – Homo. La storia naturale non è "semplicemente" antropologia o preistoria, paletnologia o paleoantropologia, archeologia o paleobiologia, bensì tutto ciò insieme.

Ma anche qualcos'altro.

  • E' il racconto sintetico e semplificato, ma rigoroso e aggiornato, di una complessa serie di eventi che attraverso il tempo e lo spazio hanno modellato la "forma umana". Dall'Africa… alla Terra del Fuoco.

Il ruolo di "narratore" è sostenuto dalla "scacchiera dell'evoluzione", innovativo sistema di comunicazione multimediale ad alta tecnologia che miscela i complessi contenuti informativi di trentadue "vetrine" distinte e li rielabora in un messaggio unitario semplificato; sofisticato strumento di divulgazione scientifica e stimolo della fantasia che ci guida attraverso un intrigante percorso evolutivo: dalle "ombre" del Miocene finale – cinque milioni di anni fa – fino a noi, oggi.

 

Un gruppo di ragazzi davanti alla scacchiera dell'evoluzione

 

Tra giochi di luci che fanno apparire e scomparire reperti ossei e dentari (compreso il cranio di un rinoceronte), modelli di cervelli e calchi endocranici naturali di ominidi estinti, antichi strumenti litici da Koobi Fora e Olorgesailie, in Kenya, elaborazioni digitali di immagini, oggetti simbolici (come un "punto interrogativo" che segnala di volta in volta aspetti ancora da chiarire o la mancanza di consenso interpretativo tra gli specialisti), la "scacchiera" è animata dalle affascinanti ricostruzioni artistico-scientifiche di due australopitecine (Australopithecus afarensis e Paranthropus boisei) e di tre forme estinte di Homo (rudolfensis/habilis, ergaster/erectus, di Neandertal), di straordinaria realisticità ed intensità espressiva.

  • Tra queste, il suggestivo volto dell'anziano neandertaliano di Grotta Guattari, al Monte Circeo, il cui cranio originale è conservato proprio al Museo "L. Pigorini" e del quale la "scacchiera" propone anche un sofisticato modello stereolitografico in resina trasparente generato da un laser a partire da scansioni tomografiche ad alta risoluzione del fossile originale.
La pedana che ospiti i calchi di resti di ominidi

 

I documenti della storia evolutiva narrata dalla "scacchiera" compaiono in due "pedane dell'evoluzione", indipendenti ma complementari strutture espositive allestite tra rigore scientifico e "gioco". L'una ospita i calchi di decine di resti ominoidi, ominidi e umani fossili dai più importanti siti africani, asiatici ed europei. Nel suo genere, si tratta della più ricca collezione mai mostrata prima d'ora al pubblico, un'impressionante "boscaglia" di reperti sostenuti da steli di metallo a diretto contatto con il visitatore.

 

Particolare dei calchiIn questo modo, "incontri" ravvicinati sono possibili – per la prima volta in un museo – con ominoidi miocenici (Proconsul, Afropithecus, Ouranopithecus...); con i primi ominidi dai depositi fossiliferi pliocenici dell'Africa orientale (Laetoli, Koobi Fora) e meridionale (Makapansgat, Sterkfontein); con le testimonianze più antiche di Homo da East Turkana (Kenya), Olduvai Gorge (Tanzania), Uraha (Malawi), Sterkfontein (Sudafrica); con l'umanità fossile più recente, vecchia "soltanto" di qualche decina di migliaia di anni (i neandertaliani italiani di Saccopastore e del Monte Circeo; quelli francesi di La Ferrassie, La Quina, La Chapelle-aux-Saints e vicino-orientali di Kebara, Shanidar, Amud; le forme fossili "anatomicamente moderne" di Homo sapiens da Eliye Springs, in Kenya, Laetoli, in Tanzania, Qafzeh e Skhul, in Israele, Border Cave, in Sudafrica, Cro-Magnon, in Francia).

 

Tra i simboli a distanza di un "primo" ominide timidamente in marcia verso un incerto futuro e l'occhiata ironica al passato di una sorridente Marilyn, tra ambigue tracce di primitiva bipedia al suolo e l'impronta lunare di Neil Amstrong, l'altra pedana presenta due testimonianze di interesse e valore assoluti: le tracce del passaggio di ominidi bipedi nel fango di Laetoli, in Tanzania, oltre tre milioni e mezzo di anni fa, e la ricostruzione in atteggiamento di movimento dello scheletro del "ragazzo del Turkana", un nostro antenato di oltre un milione e mezzo di anni fa, di anatomia e proporzioni corporee sorprendentemente già moderne.

 

Homo ergaster. Il ragazzo del Turkana
  • "Lo scopo di un Museo fallisce in gran parte quando questo non sia un laboratorio, ove si mettano in comune le fatiche degli studiosi per far progredire la scienza in servizio della quale è nato, e da esso non si contribuisca all'avanzamento della cultura generale esponendo i risultati positivi della scienza stessa", scriveva nel 1901 Luigi Pigorini, fondatore del Museo.

 

Curata dalla Sezione di Antropologia fisica del Museo – attiva in ricerche paleoantropologiche e bioarcheologiche in siti preistorici italiani, asiatici e africani, e responsabile della recente scoperta di resti di Australopithecus in depositi pliocenici del rift etiopico, nell'ambito di una missione scientifica internazionale – l'esposizione Homo è anche un "prodotto di ricerca", realizzato grazie alla collaborazione tecnico-scientifica di numerosi qualificati specialisti italiani e stranieri.

 

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Ultima modifica: martedì 1 marzo 2011

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