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Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini"

Le attività - I laboratori

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Laboratorio di Conservazione e Restauro

Responsabile: dott. Luciana Rossi

Restauratrice: Maria Francesca Quarato

Telefono: 0654952239-280

  • Oltre 100.000 manufatti paletnologici, che delineano la produzione laziale, italiana ed estera dal Paleolitico all'età del Ferro.
  • Circa 60.000 oggetti etnografici provenienti da continenti extraeuropei, una delle collezioni mondiali più completa per varietà e rappresentatività delle testimonianze materiali di culture ormai scomparse.
  • Un patrimonio librario di oltre 70.000 volumi raccolti in una Biblioteca specialistica di argomento paletnologico ed etnoantropologico.
  • Almeno 20.000 immagini fotografiche storiche positive e negative, prodotte in gran parte tra la fine dell'800 gli inizi del '900, e dunque risalenti "all'archeologia della fotografia".
  • Migliaia di documenti d'Archivio Storico cartaceo che raccontano la vita del Museo a partire dalla sua fondazione.

Sono questi i numeri con cui il Laboratorio di Conservazione e Restauro, operante da oltre trent'anni all'interno del Museo, si confronta giornalmente.

 

Nell'atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei, la conservazione è una delle attività primarie ed ineludibili, ad essa viene riconosciuto quel ruolo centrale che da anni  personale scientifico, ricercatori,   restauratori   e tecnici reclamavano, consapevoli dell'importanza della prevenzione e del "ben conservare" per la salvaguardia del  patrimonio culturale. 

 

Ogni museo ha quindi una grande responsabilità:

  • garantire la migliore conservazione possibile alle proprie collezioni attuando strategie coerenti con la propria missione e mirate  alla prevenzione  dei rischi, per trasmettere al futuro il patrimonio che il passato ci ha  affidato.

 

Il  Laboratorio di Conservazione e Restauro del Museo Pigorini trae da questo la  propria ragion d'essere; affrontare le innumerevoli questioni riguardanti la conservazione delle opere: 

  • dal monitoraggio delle condizioni ambientali, alla valutazione dei materiali e dei sistemi più idonei  per la custodia, la sistemazione, la protezione degli oggetti,
  • dalla previsione dei possibili rischi, alla  progettazione e realizzazione  di interventi di restauro secondo criteri scientifici e nel rispetto dei valori materici, storici ed estetici;
  • dallo studio dei materiali, delle cause e dei processi di deterioramento, alla valutazione dell'opportunità di una movimentazione o di un prestito,
  • dalla scelta delle condizioni espositive, al far fronte alle  situazioni di emergenza.

Il Laboratorio svolge dunque un ruolo chiave che si interseca continuamente con le attività di altri  settori del Museo, per conseguire, all'interno delle molteplici funzioni Istituzionali, il miglior equilibrio possibile tra la massima fruibilità ed il minimo rischio per le collezioni    siano esse studiate, esposte, immagazzinate, trasportate, prestate o acquisite. 

 

Il generale buono stato di conservazione delle collezioni, nonostante il naturale ed inesorabile processo d'invecchiamento dei materiali costitutivi, dimostra che la scelta, operata ormai da molti anni, di privilegiare la conservazione preventiva nell'indirizzare le attività del Laboratorio, è stata vincente; l'adozione di misure che consentano di operare un controllo delle più diffuse e frequenti cause del deterioramento, ad es.: 

  • escursioni termoigrometriche,
  • livelli e qualità d'illuminazione inadatti,
  • inquinanti atmosferici gassosi e particolati,
  • stress meccanici,
  • contatto con polveri e con altri materiali inadeguati o instabili,
  • infezioni ed infestazioni e le condizioni che ne favoriscono lo sviluppo, in particolare temperatura ed umidità relativa elevate,
  • scarsa igiene dei locali, ecc., 

ha reso possibile un contenimento e rallentamento del degrado in oggetti costituiti in gran parte da materiali altamente sensibili.

 

In tale ottica, gli oggetti più delicati e suscettibili di deterioramento come manufatti in pelle, pelliccia, piume, e seta, corpi mummificati, materiali fotografici storici, dipinti e stampe su carta e seta sono conservati in camere climatiche a temperatura ed umidità stabili con aria costantemente filtrata. Alcuni depositi, la Biblioteca e l'Archivio Fotografico sono attrezzati con impianti di climatizzazione autonomi, i manufatti sono protetti e sostenuti, quando necessario, da involucri e supporti in materiale stabile ed idoneo alla lunga conservazione; nelle vetrine che ospitano oggetti sensibili l'umidità relativa è regolata con sistemi passivi e attivi la cui efficienza ed efficacia è costantemente monitorata, mentre l'illuminazione, scelta sulla base della sensibilità dei materiali, è regolata a livelli compatibili e non perturba l'assetto termico interno.

Gli interventi di restauro, su reperti archeologici fittili, metallici ed ossei dal Neolitico all'età del Ferro e su oggetti etnografici a grave rischio di perdita, sono in gran parte realizzati con  risorse interne (personale e mezzi), ad eccezione di quelli che richiedono professionalità e competenze specialistiche, in tal caso si affidano incarichi a ditte di restauro che possiedano i requisiti previsti dalla normativa dei lavori pubblici. 

 

Tripode. Cina. Prima del restauro.

 

Tripode. Cina. Prima e dopo il restauro.

 

Tripode. Cina. Dopo il restauro.

 

In convenzione con scuole e università di restauro e conservazione il Laboratorio ospita annualmente studenti e tirocinanti italiani e stranieri che desiderino approfondire la preparazione teorica e pratica nel campo del restauro e della conservazione del patrimonio archeologico ed etnografico.

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Ultima modifica: martedì 1 marzo 2011

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