Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini"
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Museo e diaspora
maschere e identità plurali
5, 6, 7 giugno 2008
"Il discorso della diaspora si sta diffondendo sempre più. Va permeando il mondo intero, per ragioni che hanno a che fare con la decolonizzazione, l'accresciuta immigrazione, le comunicazioni e i trasporti sul piano planetario - tutta una serie di fenomeni che favoriscono l'attaccamento a molti luoghi diversi, residenze plurime e una intensa attività di viaggio dentro e attraverso le nazioni".
(James Clifford)
I musei etnografici sono da tempo impegnati nella ridefinizione del loro rapporto con le culture che hanno prodotto le opere e le testimonianze custodite nei depositi e che reclamano una nuova visibilità.
D'altro canto, le comunità di immigrati presenti nelle realtà sociali europee rivendicano una maggiore visibilità nell'organizzazione di eventi e nella promozione della propria cultura.
Questa nuova coscienza incoraggia i musei etnografici europei a uscire dai propri depositi e ad offrire al pubblico delle comunità della diaspora occasioni di incontro e di collaborazione.
La posta in gioco consiste nella capacità di connettere efficacemente e sapientemente culture della diaspora, patrimoni e musei.
Quattro tra i più importanti musei etnografici europei, il Muséè Royal de l'Afrique Centrale di Tervuren (Bruxelles), il Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini" di Roma, l'Etnografiska Museet di Stoccolma, il Musée du quai Branly di Parigi, sono i partener del progetto READ-ME, finalizzato appunto alla promozione di un rapporto con le culture della diaspora più maturo e consapevole.
Il progetto è incentrato sulla maschera quale oggetto museale transculturale utile al dialogo tra le diverse comunità della diaspora. Partendo da questo oggetto presente in tutte le culture del mondo, si vuole discutere sui problemi legati alla diaspora e alla al dialogo interculturale.
Il calendario delle iniziative READ-ME prevede:
In ciascuno degli atelier previsti sarà centrale la presenza, al fianco dei curatori dei diversi musei etnografici, di due rappresentanti delle associazioni delle diaspore dei paesi partecipanti. Gli incontri saranno occasione di dibattito e di riflessione per antropologi, etnologi, sociologi, storici dell'arte, museologi e museografi e per gli studenti di queste discipline.
Oltre alle questioni relative al tema della diaspora e al concetto che questo termine esprime, la riflessione investirà anche lo sguardo critico che i rappresentanti delle diaspore hanno nei confronti dei musei che "mettono in scena" le loro culture d'origine. Saranno inoltre affrontati i temi legati ai rapporti tra paesi europei ed ex colonie nella nuova prospettiva postcoloniale.
Il tema della maschera, patrimonio condiviso anche nelle culture occidentali, metafora dei comportamenti umani e strumento di costruzione delle identità, è l'elemento polisemico scelto per raggiungere le finalità del progetto.
Il progetto ha il suo centro nella costruzione di un rapporto sempre più saldo tra museo etnografico e diaspora e punta sulla condivisa necessità di sviluppare una nuova visione museografica La convinzione è che attraverso la collaborazione europea:
Museo e diaspora
maschere e identità plurali
| Vocia dalla diaspora, versione integrale |
| Voci dalla diaspora, versione ridotta |
Le direttive generali del progetto READ-ME fanno del tema della maschera, intesa come elemento transculturale, il perno concettuale attorno al quale ruotano una serie di finalità e obiettivi tesi alla creazione di momenti di collaborazione tra il museo etnografico e le associazioni della diaspora extraeuropea. La maschera è il contenitore e il veicolo di riflessioni sulla ridefinizione della natura e della missione del museo etnografico contemporaneo e sul ruolo che le associazioni e le comunità della diaspora possono acquisire nei processi di patrimonializzazione museografica.
Lo spirito del progetto in cui l'atelier si inserisce riflette la necessità di fare del museo etnografico il luogo in cui innescare un processo di convergenza tra diversi attori sociali intorno al tema più ampio della diaspora. E' sembrato pertanto riduttivo, nell'organizzazione tematica del convegno, limitare il campo di interesse alla maschera in quanto oggetto etnografico connotato da specifiche valenze culturali. Questa scelta avrebbe innescato meccanismi di esclusione e le comunità coinvolte avrebbero potuto non riconoscere nell'oggetto-maschera un elemento rappresentativo del proprio patrimonio culturale.
Partendo da queste considerazioni, e accogliendo il contributo e le suggestioni dei rappresentanti delle associazioni della diaspora coinvolte nel progetto dal Museo Pigorini, l'elemento maschera è stato inserito in una prospettiva narrativa più ampia ed è divenuto un dispositivo simbolico polisemantico e inclusivo, un metadiscorso sui processi di costruzione dell'identità in contesti di immigrazione.
In questa prospettiva – ci siamo detti - la maschera può diventare un potente strumento evocativo dei molteplici miti collettivi che raccontano la condizione dell'umanità in diaspora, la necessità di nascondere e di adattarsi a determinate pratiche e poetiche culturali, di trasformare la propria identità in relazione ai diversi contesti.
La declinazione del tema della maschera nell'atelier del Museo Pigorini risente quindi volutamente di questo stiramento semantico, che sposta la centralità ai meccanismi di mascheramento e di trasformazione dell'identità propri dei processi di integrazione. Il mascheramento, una volta svelato e decostruito, permette infatti di entrare dentro la maschera e di riflettere sull'ambiguità e sul paradosso del conoscersi e riconoscersi, di costruire nella reciproca conoscenza una nuova identità.
Questo non significa aver eliminato dall'atelier il taglio proprio delle prospettive etnografiche, che collegano la maschera a una dimensione mitico-rituale tesa alla domesticazione della natura e a una classificazione del mondo (la maschera è elemento di collegamento-separazione tra la vita e la morte, tra il mondo animale e quello umano, tra l'universo maschile e quello femminile, ecc. ecc.). Questo taglio specifico trova un suo spazio nella più ampia prospettiva individuata, è il punto di partenza per la riflessione sulla maschera come agente di trasformazione per la reciproca comprensione delle differenze.
Il ruolo della maschera nei processi di educazione e di formazione dell'individuo ci raccontano della trasformazione dei riferimenti identitari che gli immigrati si trovano a vivere nei contesti della diaspora. I segreti della maschera ci raccontano i rischi e l'ambivalenza dell'incontro con la diversità, l'ambiguità inscritta nei progetti di dialogo interculturale e di mediazione, l'intricata matassa di falsità e autenticità dello sguardo sull'altro.
Il museo etnografico, nel mondo contemporaneo, è il luogo più appropriato per buttare giù la maschera e rinnovare il nostro essere al mondo, in quanto l'ambiguità della maschera è inscritta nelle sue ragioni storiche e nei suoi dispositivi discorsivi.
Il museo etnografico è esso stesso una maschera dell'identità: le esposizioni mostrano pezzi di culture che si svelano attraverso meccanismi di smascheramento, artefatti che oscillano tra la vita e la morte, di cui solo pochi conoscono quei segreti che li renderebbero nuovamente presenti, contemporanei, vivi. Il museo mostra occultando, nasconde; ma può smascherare il nascosto e i processi di occultamento. Può aprire i depositi, portare alla luce oggetti e documenti per sottoporli a nuove modalità di fruizione, ad una scomposizione simbolica che potrebbe essere il pretesto per innescare un processo di smascheramento di definizioni ed etichette identitarie.
Comitato organizzativo dell'atelier scientifico:
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Ultima modifica: lunedì 2 maggio 2011
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