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Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini"

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Mostre temporanee

Women in charge

Artiste inuit contemporanee

In mostra 50 opere di quattro artiste di fama internazionale dell'Artico Canadese

 

15 dicembre 2011

 

Prorogata al 22 aprile 2012

 

Opera di Annie Pootoogook

Per la prima volta in Italia viene presentata la grafica di alcune artiste inuit, un'esposizione di 50 opere d'arte contemporanea, tra disegni e stampe, di Annie Pootoogook, Shuvinai Ashoona, Ningeokuluk Teevee e Siassie Kenneally che, nel solco delle "capostipiti del gruppo" le artiste Pitseolak Ashoona e Napachie Pootoogook, sono oggi riconosciute ed affermate nei circuiti internazionali dell'arte.
 

La mostra a cura di Elvira Stefania Tiberini, realizzata con il sostegno dell'Ambasciata del Canada in Italia e con il contributo della Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l'Architettura e l'Arte contemporanee, Servizio architettura e arte contemporanee del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, sarà inaugurata al Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini" di Roma il 15 dicembre 2011 alle 18.30 alla presenza di S.E. James A. Fox, Ambasciatore del Canada, Luigi La Rocca, Soprintendente del Museo Pigorini, e di Antonia Pasqua Recchia, Direttore Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l'Architettura e l'Arte contemporanee. L'inaugurazione sarà preceduta alle ore 16.30 da una Tavola rotonda dal titolo "L'altra metà del Polo. Sviluppo socio-economico delle donne nell'Artico", cui interverranno S.E. James A. Fox, Ambasciatore del Canada, Leslie Boyd Ryan, Direttrice del Dorset Fine Arts di Toronto (divisione marketing della West Baffin Eskimo Co-op), Davide Sapienza, giornalista e scrittore, Elvira Stefania Tiberini, Curatrice della mostra e Maria Antonella Fusco, Direttrice dell'Istituto Nazionale per la Grafica.

«Questa mostra – afferma Elvira Stefania Tiberini – rappresenta un omaggio alle donne inuit, di oggi e del passato, alla loro forza e determinazione. Sottraendosi alla sottovalutazione sociale e misurandosi con lo straniante habitat urbano nelle metropoli canadesi, le donne inuit di oggi hanno saputo cogliere i margini di accessibilità a nuovi spazi vitali riscrivendo i contorni della propria appartenenza. Queste artiste hanno "fatto arte" esprimendosi soprattutto nella grafica, in una produzione fresca e innovativa in cui si sostanzia la loro capacità di inglobare infusioni esogene ed elementi tratti dal dominio della vita urbana, pur non abdicando a una linea di coerenza con le memorie dell'Artico e con le esperienze vissute proprie e altrui. E non possono meravigliare né il loro ampio successo di critica né la loro escalation nei mercati globali dell'arte contemporanea che assicurano risonanza internazionale ai loro nomi e al loro lavoro».
 

Opera di Shuvinai Ashoona

 

L'arte grafica inuit nasce nell'Isola di Baffin nel territorio canadese del Nunavut e, a partire dagli anni '60, si è affermata con forza crescente: arte prodotta in larga misura da donne/artiste che oggi dominano nell'espressione bidimensionale. Le artiste presenti in mostra, tutte formatesi nei Kinngait Studios di Cape Dorset (Nunavut), creano opere che, richiamandosi alle memorie del proprio retaggio, restituiscono il senso di una decisa vocazione alla sperimentazione e di una sorprendente creatività innovativa. L'esposizione celebra l'inclinazione di queste artiste contemporanee a rappresentare, nelle proprie opere e con indiscusso talento, l'ibridazione nella più positiva accezione di termine e nozione.

Ancora una volta il Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini" apre all'arte contemporanea dopo il grande successo di critica e di pubblico di Mari Capable. Africa: i tessuti parlano (2001), IbridAAfrica (2002), Strati d'animo (2004), Montagne e parola... dipinti-poema in Mali (2005), ma è anche l'occasione per riannodare il filo che lega il Museo alle culture del mondo di cui esso conserva preziosa testimonianza.

Il catalogo della mostra Women in Charge. Artiste Inuit contemporanee | Inuit Contemporary Women Artists | Artistes Inuit Contemporaines è pubblicato da Officina Libraria, Milano.

La mostra resterà aperta fino al 15 febbraio 2012

 

 


Politica e leader nel Lazio ai tempi di Enea

Politica e leader nel Lazio ai tempi di Enea. Santa Palomba, tomba 1

Prorogata

18 novembre 2011 - 30 aprile 2012

Inaugurazione venerdì 18 novembre 2011, ore 17.00

Questa mostra, a cura di Anna De Santis della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, in collaborazione con la Sezione di Preistoria della Soprintendenza al Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini", presenta alcuni documenti archeologici, in gran parte di recente scoperta, di grande importanza per la ricostruzione delle fasi iniziali dello sviluppo del Lazio e di Roma, grazie soprattutto alla loro qualità espressiva.
L'obiettivo è di portare questi materiali all'attenzione del pubblico e di farne percepire il significato e la rilevanza storica, che amplia e rende più articolato il quadro del periodo che va dall'emergere dell'identità latina (XI-X sec. a.C.) alla data tradizionale della fondazione di Roma (ca. 750 a.C.).
La prima comparsa di un aspetto archeologico che documenta il definirsi dell'identità culturale dei Latini si riconosce nell'ultima fase dell'età del Bronzo finale (XI-X sec.a.C., I periodo laziale) nel territorio compreso fra il Tevere e il Circeo. Questa è la regione che gli storici chiamavano Lazio antico (Latium vetus)
I ritrovamenti più consistenti di questo  periodo si distribuiscono sui Colli Albani  e nell'area circostante.
La facies laziale mostra una forte connotazione regionale. Gli aspetti più appariscenti e significativi si colgono nelle complesse manifestazioni funerarie  che vengono elaborate in questo momento, sviluppando il rituale dell'incinerazione che si era affermato nella regione nelle fasi più antiche dell'età del Bronzo finale (XII-XI sec.a.C.) in stretto collegamento con l'Etruria meridionale.
In queste fasi le comunità del Lazio riservavano la sepoltura, con il rituale dell'incinerazione, solo ai personaggi che rivestivano i ruoli  sociali più importanti: capi politico-militari e sacerdoti.
Gli elementi distintivi di queste funzioni sono presenti nei corredi funerari in forma miniaturizzata, ma fedeli in tutti i particolari agli oggetti reali: il coltello,  i doppi scudi e la statuetta, che riproduce il defunto in atteggiamento di offerta alla divinità, sono gli indicatori del ruolo sacerdotale; mentre la spada indica il ruolo di capo politico-militare.
In alcuni casi, i defunti rivestono sia il ruolo sacerdotale che quello politico-militare, come nella tomba 1 di Quadrato di Torre Spaccata.
Alcune sepolture femminili documentano la presenza di sacerdotesse, come la tomba da San Lorenzo Vecchio.
Nella I età del Ferro, quando compaiono vere necropoli per tutti i membri delle comunità latine, capi e sacerdoti continuano ad essere incinerati e forniti di un corredo miniaturizzato.
Nella mostra sono esposti i corredi  di alcune tombe dai Colli Albani e delle sepolture ad incinerazione scoperte recentemente nel territorio alle pendici nord-occidentali dei Colli, nelle località Quadrato di Torre Spaccata e Santa Palomba. Viene illustrato il processo di rafforzamento dell'identità etnica e culturale dei Latini che si sviluppa in questo periodo nel Latium vetus sotto la guida di capi religiosi e politici, il ruolo trainante svolto in questo processo dalle comunità dei Colli Albani con l'area immediatamente adiacente e il profondo significato politico e sociale del rituale dell'incinerazione che viene elaborato in questo momento.

 

Prefazione di Luigi La Rocca, Soprintendente del Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini"

 

Il 30 maggio del 1908, una volta perfezionato l'acquisto da parte dello Stato, una parte cospicua degli oggetti rinvenuti nel corso delle scavo della necropoli di Villa Cavalletti a Grottaferrata, pubblicato da G..A. Colini e R. Mengarelli nel 1902 entrarono a far parte delle collezioni del Museo Nazionale preistorico ed etnografico di Roma; in anni precedenti l'Istituto aveva acquisito un corredo rinvenuto casualmente a Campofattore, in territorio di Marino pertinente alla collezione di Leone Nardoni. Nella nota inviata da Luigi Pigorini alla Direzione Generale per le Antichità e Belle Arti al fine di sollecitarne l'acquisto, è evidente, si direbbe in tempi non sospetti, l'interesse suscitato nel grande studioso parmense da tali rinvenimenti in relazione al problema delle origini della civiltà latina e all'importanza che egli attribuiva, in quest'ottica, allo studio delle tombe dell'età del Ferro che si andavano rinvenendo nell'area intorno a Roma, sui Colli Albani in particolare. Nella stessa lettera L. Pigorini sottolineava il valore di quegli oggetti non solo per il loro ottimo stato di conservazione, ma anche e, soprattutto, per il fatto di essere pertinenti a ben definiti corredi funerari evidenziando la necessità di recuperare alla scienza e al patrimonio nazionale testimonianze archeologiche che spesso venivano, anche illegalmente, esportate in paesi stranieri e che provenivano da zone che rischiavano di essere irrimediabilmente compromesse dai sempre più intensi lavori agricoli.
Le recenti ricerche archeologiche e gli straordinari risultati degli scavi condotti negli ultimi anni dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma nell'area compresa tra il litorale tirrenico e le propaggini dei Colli Albani grazie allo studio rigoroso dei corredi funerari delle necropoli di Santa Palomba, Quadrato di Torre Spaccata e del suburbio di Roma, hanno consentito di definire il ruolo centrale svolto dalle comunità insediate nell'area nella genesi dell'ethnos latino tra la fine dell'età del Bronzo e la prima età del Ferro. Emerge in particolare il decisivo impulso dato dalle elités locali al processo di sganciamento delle comunità latine dall'influenza etrusca e all'acquisizione, evidenziata dall'enfatizzazione di peculiari strutture ideologiche chiaramente espresse nei corredi funerari, di una precisa identità culturale e politica, che emersa nel primo periodo laziale (XI-X sec. a.C.) si concretizza nella fondazione di Roma alla metà dell'VIII sec. a.C. L'analisi dei corredi e dei rituali funerari evidenzia da una parte il ruolo di capo, politico e militare e, nello stesso tempo di sacerdote, guida spirituale, dei protagonisti del cambiamento, dall'altra i legami profondi che si instaurano tra queste comunità e quelle della Campania e dell'Italia meridionale tirrenica all'inizio dell'età del Ferro.
In tale quadro storico, culturale e geografico trovano un preciso inquadramento i corredi delle collezioni del Museo Pigorini, ulteriori e simmetriche testimonianze dei modi di autorappresentazione dei capi delle comunità latine che la mostra "Politica e leaders nel Lazio ai tempi di Enea" ha consentito di ricontestualizzare evidenziando, ancora una volta, come le raccolte del Museo, frutto come si è visto, di un lavoro teso non solo all'acquisizione con fini esclusivamente scientifici, ma anche alla tutela e alla conservazione di un patrimonio che probabilmente, senza l'azione tenace e lungimirante di L. Pigorini e dei suoi successori, sarebbe andato perduto, possano fornire contributi preziosi a ricerche storiche e archeologiche recenti.
E' una precisa volontà della Soprintendenza fornire il proprio contributo, attraverso le collaborazioni scientifiche e gli interventi sul campo, ma anche attraverso gli oggetti delle proprie collezioni, allo sviluppo delle ricerche su tematiche e ambiti territoriali da sempre collegati all'attività del Museo, così come pare necessario ricollegare ai territori e ai contesti di provenienza, in alcuni casi indagati sistematicamente solo in tempi molto recenti, nuclei di materiali patrimonio del  Museo da oltre un secolo, come è accaduto nel caso della mostra "Politica e leaders nel Lazio ai tempi di Enea".
 

 

 

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Ultima modifica: giovedì 9 febbraio 2012

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