Formazione delle collezioni
Le collezioni paletnologiche
Il primo gruppo di materiali venne raccolto grazie ad una circolare (n. 458 dell'8/11/1875) dell'allora direttore generale per i Monumenti e gli Scavi del Ministero della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fiorelli, che invitava gli Ispettori degli Scavi e Monumenti del Regno a collaborare alla fondazione del Museo Nazionale Preistorico a Roma inviando una scelta significativa delle "reliquie preistoriche" rinvenute nel loro territorio. Risposero all'appello circa 35 funzionari e grazie al loro contributo il 14 marzo 1876 poté essere inaugurato il nuovo museo.
Nel corso degli anni successivi il Museo acquisì collezioni italiane ancor più consistenti, come quella costituita dai circa 4000 strumenti litici recuperati da Concezio Rosa lungo la Valle della Vibrata, in Abruzzo, o la collezione di materiali dell'età del Bronzo – di cui fa parte il celebre ripostiglio di Coste del Marano – che il barone Klitsche de la Grange aveva formato nel corso di scavi da lui condotti sui monti della Tolfa.
- Nel 1882 il Museo Preistorico ed Etnografico raccolse in eredità i materiali preistorici ancora conservati nel Museo Kircheriano. Dieci anni dopo furono donati al Museo oltre settecento oggetti pertinenti ai corredi orientalizzanti rinvenuti da Rodolfo Lanciani nel 1889 a Veio. A distanza di due anni, il Museo si arricchì di tredici corredi villanoviani, scavati in località Polledrara a Bisenzio. Nel 1899 fu acquistata la collezione de Rossi, costituita da materiali di età eneolitica provenienti da diverse località del Viterbese e dalla ben nota tomba di Sgurgola, scoperta nel 1880.
- Nel 1901 il Museo si arricchì di un cimelio prezioso, la famosa fibula d'oro con la più antica iscrizione latina conosciuta (la fibula prenestina), qui trasferita dal Museo di Villa Giulia, che l'aveva acquistata nel 1887.
- Nel 1904 fu acquistata la collezione che Leone Nardoni aveva costituito con materiali riferibili a tombe e stipi votive arcaiche scoperte a Roma – sull'Esquilino, sul Quirinale e nell'area del Castro Pretorio – in occasione dei grandi sterri effettuati per la sistemazione urbanistica di Roma capitale.
- Nel 1905 furono acquistati circa 500 oggetti pertinenti per la maggior parte a sei corredi interi di età orientalizzante, recuperati in località San Martino nel comune di Capena; nello stesso anno furono acquistati oltre 400 oggetti riferibili a più di 60 tombe scavate a Caracupa e a sei tombe rinvenute presso l'abbazia di Valvisciolo, in comune di Sermoneta.
- Al triennio 1909-1912 risale l'acquisizione di importanti lotti di materiali come quelli rinvenuti in alcune terramare della provincia di Modena, il complesso di asce neolitiche della stazione di Alba (Piemonte), i reperti di Grotta Pertosa (Salerno).
Anche dopo la morte di Luigi Pigorini, avvenuta nel 1925, il Museo continuò ad ampliare le sue collezioni, anche se in maniera meno costante. Gli incrementi del Museo negli anni '30-'50 si devono ad estese campagne di ricerche nel Lazio promosse dal Museo in collaborazione con altre istituzioni.
Scoperte di notevole interesse ebbero luogo in Roma stessa, in seguito ai vasti lavori edilizi che interessarono interi quartieri, come il Salario e l'Aurelio: dagli stanziamenti del Paleolitico superiore rinvenuti sui terrazzi affacciati sull'Aniene e dai paleosuoli scavati in via Boccea furono recuperati, fra l'altro, le zanne e le vertebre di elefante tuttora esposte in Museo.
Le collaborazioni avviate in quegli anni consentirono di costituire una documentazione eccezionale sull'industria pontiniana su ciottolo del Paleolitico medio e superiore, proveniente dalle grotte del Circeo Breuil, delle Capre e Guattari e dal riparo Blanc. Furono inoltre depositati nel Museo Pigorini gli oltre 30.000 strumenti litici del Paleolitico superiore rinvenuti nella Grotta Polesini, a Ponte Lucano presso Tivoli. Nel 1954 fu depositato nel Museo anche il grande ripostiglio di Ardea, costituito da 140 asce e una trentina di fibule.
Negli anni '60-'80 continuarono le acquisizioni da siti laziali (materiali da Grotta Misa, tombe da Tivoli, corredi villanoviani da Tarquinia, l'eccezionale complesso di cultura campaniforme di Fosso Conicchio, la famosa tomba "della vedova" dalla necropoli eneolitica di Ponte S. Pietro, la necropoli di Cavallo Morto, vicino Anzio). Nel 1962, anno della mostra della Preistoria e Protostoria del Lazio, nel Museo fu depositato il famoso cranio neandertaliano del Circeo, rinvenuto nella Grotta Guattari nel 1939.
Negli anni '90 è stato realizzato un incremento straordinario della documentazione dei siti neolitici, con i materiali recuperati alla fine degli anni '70 nella grotta di Monte Venere sul lago di Vico e con i materiali raccolti nel corso delle campagne annuali che la Soprintendenza ha condotto, e conduce, nel villaggio oggi sommerso dalle acque del lago di Bracciano in loc. "La Marmotta".
Negli ultimi anni un notevole complesso di materiali riferibili per lo più all'età del Bronzo antico è stato acquisito grazie agli scavi che la Soprintendenza ha condotto estensivamente sul sito di Gricignano d'Aversa-US Navy.
Le collezioni etnografiche
Un primo nucleo di oggetti, raccolti tra 1635 e il 1680 dal gesuita Athanasius Kircher, provenivano dalle missioni dei Cappuccini in Congo ed Angola e da quelle dei Gesuiti in Cina, Brasile e Canada ed erano allora conservati nel Museo Kircheriano. Al nucleo kircheriano Luigi Pigorini aggiunse le "curiosità esotiche" giunte in Europa dopo la scoperta dell'America e conservate nelle più importanti collezioni dell'Italia settecentesca.
A queste si aggiunsero le raccolte che viaggiatori ed esploratori andavano riportando dai loro viaggi ai quattro lati del mondo tra la fine dell'800 e i primi decenni del '900.
- Per l'Africa, le raccolte costituite da ufficiali italiani al servizio dello Stato Libero del Congo, la collezione etiopica della Società Geografica Italiana, le raccolte di Romolo Gessi, Giovanni Miani, Vittorio Bottego, Ruspoli, Giuseppe Candeo, Bricchetti Robecchi, oltre a due rare raccolte di oggetti sudafricani.
- Per l'America, le raccolte amazzoniche del missionario Padre Illuminato Coppi e quelle del Chaco e della Terra del Fuoco del pittore-viaggiatore Guido Boggiani. Una una ricca raccolta di ceramica pre-colombiana proviene dal Messico, dal Meso-America e dal Perù. Notevoli i materiali degli Inuit (gli eschimesi) e quelli degli Indiani del Nord Ovest e degli Indiani delle Pianure.
- Per l'Asia ci sono materiali del Giappone della Cina, dell'India, Tibet, Birmania e Indonesia. Tutti materiali, raccolti in epoche antecedenti al processo di "modernizzazione", che documentano culture ancora poco influenzate dal contatto con l'Occidente. Un'importante collezione è quella donata nel 1924 da Giuseppe Ros, interprete consolare italiano in Cina, che raccolse circa 2000 oggetti che documentano aspetti della vita domestica cinese. Altrettanto importante è la collezione Fea, acquistata nel 1889, costituita da circa 1200 pezzi, di provenienza birmana. Per l'India è da ricordare la straordinaria collezione di strumenti musicali donata dal Raja Sourindro Mohun Tagore al Re Vittorio Emanuele II e da questi ceduta al Museo nel 1879. Interessante la raccolta relativa indonesiana: circa 1500 oggetti, appartenenti a una decina di collezioni databili tra il 1865 e il 1910. Tra i materiali giapponesi, la collezione di maggior rilievo è quella costituita dallo scultore palermitano Vincenzo Ragusa (1841-1927).
- La sezione Oceania ha un patrimonio di circa 15.000 oggetti, provenienti da tutte le isole del Pacifico e dall'Australia. Gli oggetti più antichi - come gli oggetti hawaiani dal 3° viaggio di James Cook - provengono dai primi viaggi di esplorazione del Pacifico. Il settore più ricco e interessante è quello della Nuova Guinea, con le raccolte ottocentesche di Lamberto Loria, Luigi M. d'Albertis e Otto Finsch (Nuova Guinea, Arcipelago Bismark e Isole Salomone).
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